• Sofia Raffagnato

Civita di Bagnoregio

Nell’estate del 2019 ho avuto l’occasione di imbattermi in uno dei borghi più caratteristici su cui i miei occhi si siano mai posati; dopo una serie interminabile di tornanti, posti in un contesto naturalistico lussureggiante, si è disvelata Civita di Bagnoregio, situata nel cuore della Tuscia Laziale (territori appartenenti al dominio degli Etruschi) nella valle dei Calanchi (solchi molto profondi nella roccia). Collocata in provincia di Viterbo, è uno dei borghi più belli d’Italia ed è arrivata al quindicesimo posto tra i luoghi del cuore anno 2020 del FAI (fondo ambiente italiano).

Civita è una frazione del comune di Bagnoregio, fondata dagli Etruschi 2500 anni fa. Sorge su una delle vie più antiche d’Italia, che unisce il Tevere e il lago di Bolsena. Ai tempi dei romani il termine “civitas” indicava sia lo status giuridico della cittadinanza romana, sia un insediamento urbano non organizzato come una vera e propria città. Il paesello è posto su uno sperone di roccia argillosa, come se vi fosse stato delicatamente adagiato da una divinità. I pericoli tuttavia sono continui, su Civita incombe la minaccia delle frane causata dall’erosione del terreno. Per queste ragioni il soprannome poco felice che le è stato affibbiato è “la città che muore”. Un po’ come Venezia, ogni giorno che passa l’avvicina sempre di più alla scomparsa. La cittadina è raggiungibile esclusivamente attraverso un ponte in cemento armato lungo 200m, costruito nel 1965 e ristrutturato in tempi recenti. Esso può essere percorso solo a piedi, tuttavia poco tempo fa il comune di Bagnoregio, per venire incontro a determinate esigenze, ha emesso una circolare in cui consente ai residenti e agli autorizzati di attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli in fasce orarie prestabilite.

Per accedere al centro di Civita i visitatori devono pagare una tassa d’ingresso di 5 euro che consente all’amministrazione comunale di compiere i lavori di restauro e stabilizzazione mantenendo così il borgo visitabile. Mentre si attraversa il ponte si può ammirare lo spettacolare paesaggio di questa zona dell’alto Lazio, un panorama fatto di valli e Calanchi scavati da millenni di erosione dell’acqua, per poi arrivare fino alla Porta Santa Maria. Un tempo si poteva accedere al centro del paese tramite 5 porte, tuttavia oggi è possibile entrarvi solo attraverso quest’ultima. Il piano urbanistico dell’intero abitato è di origine etrusca, basato su cardi (strade che si estendono da nord a sud) e decumani (da est ad ovest), mentre l’intero rivestimento architettonico risale al medioevo e al rinascimento.

Porta Santa Maria

Attraversata la Porta Santa Maria si resta incantati nel notare come in questo luogo il tempo sembra essersi fermato; strutture medioevali abbracciate da una rete di vicoli che si intrecciano come in un labirinto. Perdersi diventa un must per poter ammirare anfratti e scorci mozzafiato. Non serve un itinerario per godere appieno delle bellezze di Civita, è sufficiente muovere la testa per cogliere caratteristiche a tratti surreali.

Nella piazzetta centrale si può ammirare la chiesa di San Donato contenente un antico crocifisso in legno del 1400. Presso il Museo Geologico e delle Frane è possibile osservare i cambiamenti avvenuti a Civita nel corso dei secoli a causa dell’erosione dei Calanchi. Uno dei punti più suggestivi è il Belvedere, una piazzetta affacciata direttamente sullo strapiombo a Nord del paese, da cui si può godere di una meravigliosa vista su tutta la Valle dei Calanchi.

Vista sui Calanchi

Il paese conta solo 11 residenti, per questa ragione senza turisti Civita sembrerebbe una città fantasma. Durante la mia visita ho avuto la fortuna di conoscere e parlare con uno di loro, il proprietario della casa-museo dedicati a Pinocchio. È proprio in questo piccolo borgo che si sono svolte le riprese della mini-serie televisiva uscita nel 2009. Con una piccola donazione si può accedere alla casa scavata nella roccia e passeggiando per i suoi anfratti si possono ammirare gli utensili e i costumi della celebre pellicola. Tuttavia sono innumerevoli i film girati a Civita, tra cui Contestazione Generale (1975) di Totò e Questione di Karma (2017) con Fabio De Luigi. Anche la penna del famoso regista giapponese Hayao Miyazaki è stata catturata dal fascino di Civita, alla quale si è ispirato per il film “Il castello nel cielo” in cui da vita alla città volante di Laputa.

Il castello nel cielo, di Hayao Miyazaki

Civita di Bagnoregio mi riporta alla mente la celebre poesia di Giuseppe Ungaretti “si sta come d’autunno, sugli alberi le foglie”. La sua fragilità e il suo inesorabile destino portano ad apprezzare maggiormente questa stupefacente opera nata dal connubio tra uomo e natura. Fonte d’ispirazione per i poeti e gli artisti più disparati, Civita è solo una piccola dimostrazione dell’enorme patrimonio culturale che l’Italia possiede, un insieme variegato di opere, luoghi e strutture che denotano reale ricchezza del nostro paese. Nel 2017 Nicola Zingaretti ha avviato le procedure per candidarla a Patrimonio mondiale dell’umanità. Un impegno attivo verso la valorizzazioni di questi luoghi pittoreschi rappresenta un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità!


Sofia Raffagnato

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