• Sofia Raffagnato

Gli Idropatici

Potete immaginare i locali parigini di metà ottocento? Le grandi menti che hanno segnato il mondo dell’arte e della letteratura intente a disquisire sugli argomenti e sulle tematiche più disparate, ma perché no, sicuramente anche a spettegolare sulla vita di quello o dell’altro! È proprio così che nacque nella seconda metà del 1800 il circolo degli “Idropatici”.


Il fondatore


Emile Goudeau, il fondatore del circolo


Il fondatore fu Emile Goudeau, poeta, giornalista e scrittore francese. Svolgeva un lavoro impiegatizio presso il ministero delle finanze, che gli lasciava molto tempo libero da dedicare alle sue più grandi passioni. Fu proprio grazie a questa libertà che decise di fondare il circolo de “Les Hydropathes”, la cui traduzione letterale indica “coloro che l’acqua fa ammalare”, un inno alla corsa verso l’ultimo bicchiere di vino! Tuttavia, la nascita di questo appellativo non è stata da subito chiara e delineata.

L’idea nasce dal soprannome che i colleghi del ministero gli avevano affibiato: “idropatico”. Questo perché da diversi giorni chiedeva cosa significasse il titolo di un famoso valzer dell’epoca, del maestro Gung’l intitolato “Hydropathen-Walsh”. Quando conferì questo appelativo alla società credeva fosse il nome di qualche misterioso e magico animale con le zampe di cristallo, a causa della traduzione di “pattes” in “zampe” e “hydro” in “acqua cristallizzata”. Goudeau pensava di aver creato un circolo con il nome di una specie animale presente in Groenlandia, con gli occhi perlati e la forma di un calice di Champagne. Non peccava certamente di banalità!


Il manifesto del circolo


La canzone-manifesto del circolo degli Idropatici era un chiaro e limpido inno agli alcolici e ai liquori, intesi come mezzo per raggiungere la massima ispirazione e fuggire dal peso della vita:

Idropatici, cantiamo nei cori la nobile canzone dei liquori. Un liquido rosso è il nostro vino Tranne quello bianco del mattino. E dieci e venti e un altro bicchiere! Trema tutto, per il troppo bere. Beviamo il vino che ci sbandiera bianco al mattino, rosso la sera e, poiché quest’acqua ci avvelena, al mattino o con la luna piena: Idropatici, cantiamo nei cori La nobile canzone dei liquori!
La locandina delle prime riunioni del circolo

I primi incontri degli Idropatici avvennero sulla rive gauche, all’interno di taverne dalle luci soffuse; successivamente, quando un membro del gruppo aprì un cabaret chiamato “Le Chat noir” nel 1881, il circolo vi si trasferì. Durante le lunghe serate si dibatteva l’esigenza di un distacco dal vecchiume della lirica e dal movimento Parnassiano, secondo cui gli unici scopi dell’arte dovevano essere la bellezza e l’estetica. In quegli anni gli Hydro si fecero conoscere grazie a qualche piccola pubblicazione e alla loro rivista, che contò 32 uscite, però quasi introvabile. Ogni numero era dedicato a uno dei membri con tanto di caricatura in copertina e un profilo critico. In molte uscite venivano inseriti anche brevi cronache teatrali, aggiornamenti letterari e culturali e annunci di spettacoli da non perdere. Come al giorno d’oggi non mancava la pubblicità, ad esempio una dettagliata descrizione del trattamento antisettico della carie dentaria.

La fine del circolo de “Les Hydropathes” è fumosa proprio come la sua nascita. A causa del comportamento poco salubre di tre dei suoi membri fu costretto a sciogliersi nel 1890.


Ringrazio Stefano Serri per aver scritto un libro su tale argomento e aver rapito la mia attenzione spronandomi a scrivere questo articolo. Grazie anche alla casa editrice Robin che mi ha omaggiato questo saggio.

Sofia Raffagnato

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