• Sofia Raffagnato

Egizi, dietro le quinte della storia

A partire dal 4000 a.C. in Africa, lungo le fertili sponde del fiume Nilo, si stanziò una popolazione che viveva in piccoli villaggi. Inizialmente ogni villaggio era indipendente essendo governato da un re, ma nel 3300 a.C. si vennero a creare due macro regni: il regno del Basso Egitto presso il delta del Nilo e il regno dell’Alto Egitto lungo la valle dello stesso. Intorno al 3000 a.C. i due regni si unificarono, con capitale Menfi, sotto la guida di un re soprannominato faraone. Da allora la civiltà egizia progredì notevolmente e divenne una delle più ricche e potenti del mondo antico. Intorno al 2050 a.C. la capitale fu spostata a Tebe ma, poco dopo, il regno egizio cominciò a decadere lentamente fino alla sua conquista da parte dei romani nel 31 a.C.

Suddivisione in Basso Egitto e Alto Egitto

Linea temporale della civiltà egizia

Gli egizi hanno lasciato un immenso patrimonio architettonico ed artistico che si è magicamente perpetrato sino ai giorni nostri. Tuttavia esistono aspetti di questa ancestrale civiltà che non vengono studiati a scuola, ma che risultano essere i più denotativi. Molti studiosi asseriscono che per conoscere una cultura è necessario risalire alle origini delle sue parole, come se ogni termine rappresentasse una ruga sul volto di una persona, mostrando il suo percorso di vita. In questo articolo analizzerò quegli aspetti che mi hanno permesso di penetrare nel cuore di questa immensa civiltà, sperando che possano farvi percepire in modo più profondo la sua essenza.

Il significato delle piramidi

Il termine piramide deriva dal greco “pyramis” che i greci facevano risalire a “pyr”, il fuoco, perchè proprio come la fiamma la piramide termina naturalmente a punta. Se facciamo riferimento al greco antico il significato etimologico risulta ben più interessante. Infatti sembrerà strano ma “piramide” deriva dal greco antico puramìs-ìdos (puròs–>grano) che significa “focaccia d’orzo”; questo soprannome venne assegnato dai primi soldati greci che credettero, arrivati in Egitto, di essersi imbattuti in grandissime focacce. Da qui, forse, l’origine della leggenda che le piramidi fossero gli antichi granai fatti costruire dal patriarca Giuseppe. Un’altra ipotesi vede l’origine da un’altra parola greca: “pyrama” che significa altezza ed elevazione ricordando come la Piramide simboleggiasse una scala, mezzo di tramite per la salita verso il cielo.

Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino

L’arte della mummificazione

Il termine mummia deriva dal persiano “mūm” che significa cera. Esso fa riferimento al nome della sostanza (un miscuglio di bitume, mirra, zafferano, balsamo e altri aromi) che veniva usata nell’imbalsamazione. Il processo di imbalsamazione era considerato una vera e propria arte. Al posto degli occhi venivano inseriti dei bulbi di vetro colorato o di pietra per ricreare la curvatura delle palpebre; inoltre venivano posti sotto la pelle cuscinetti di segatura o di fango per conferire pienezza al corpo e al viso. Si procedeva poi colorando la pelle con ocra gialla per le donne e rossa per gli uomini, si truccavano occhi e labbra e si acconciavano i capelli. Per salvaguardare il defunto durante il suo viaggio nell’aldilà gli imbalsamatori infilavano diversi minuscoli amuleti portafortuna tra le bende.

Le dieci piaghe d’Egitto tra scienza e mistero

La parola piaga deriva dal latino “plaga” che significa percossa o ferita, e da una radice di “plangĕre” cioè “piangere”. Le 10 piaghe d’Egitto sono quelle punizioni che, secondo la Bibbia, Dio inflisse agli egiziani per colpire il Faraone che si rifiutava di liberare gli schiavi ebrei, perchè convinto dell’esistenza di più divinità anziché di un solo Dio. Il biblista Ziony Zevit dell’Università ebraica americana si è avventurato nel sofisticato tentativo di mettere in relazione le piaghe d’Egitto a fenomeni naturali, adducendo all’insieme di eventi una spiegazione ecologica e non divina. Una delle prime piaghe fu la trasformazione di tutte le acque, tra cui quella del Nilo, in sangue uccidendo tutti i pesci. In realtà gli altopiani etiopi sono formati da argilla rossa e le piogge torrenziali avrebbero potuto provocare un diluvio rosso che trasformò il Nilo in un fiume apparentemente di sangue. La moria dei pesci (seconda piaga) è spiegabile dal soffocamento per antrace contenuto nell’eccessiva quantità di argilla rossa. L’invasione delle rane (terza piaga) è spiegata dal fatto che le rane stavano probabilmente cercando di sfuggire ai corsi d’acqua fangosi. Gli sciami di insetti e mosche (quarta piaga) sono stati la naturale risposta alla presenza di carcasse di animali morti. La pestilenza che uccise il bestiame (quinta piaga) fu causata dall’intossicazione dei campi dove si alimentavano e quindi causa diretta della prima piaga; allo stesso modo la misteriosa epidemia che provocò bolle sulla pelle degli abitanti, si trattò di una sintomatologia legata alla malattia che colpì il bestiame di cui si nutrivano. L’abbondante grandinata (settima piaga) che devastò le colture e uccise migliaia di animali e persone, seppur evento raro in Nord Africa, fa parte delle tragiche precipitazioni che sono proprio caratteristiche di quelle aree. La famosa invasione delle cavallette è un evento comune nella regione, soprattutto dopo piogge molto abbondanti. Le improvvise tenebre e la tempesta di sabbia furono dovute ai venti orientali che soffiavano dalla vicina Libia sull’Egitto, trascinando enormi quantità di sabbia e polvere tali da far scomparire il sole. Infine, la decima piaga d’Egitto, la morte prematura dei primogeniti appena nati è un evento per il quale le spiegazioni risultano ancora vacillanti. Le condizioni estreme che avevano gettato la popolazione in un momento precario per la sopravvivenza, incrementarono sicuramente il tasso di mortalità infantile ma non si spiega perché l’evento non toccò i primogeniti più grandi.

Sofia Raffagnato

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