• Sofia Raffagnato

Geisha, la moglie del crepuscolo

Sin da bambina sono sempre stata affascinata dalla cultura orientale. I suoi colori e le sue tradizioni hanno provocato in me un senso di appartenenza, come se in una vita precedente fossi vissuta in Giappone. Questo fascino si è consolidato dopo aver letto il libro “Memorie di una geisha” di Arthur Golden. Un romanzo ispirato ad una storia vera, che fa immergere il lettore nel Giappone dei primi anni del novecento, in cui la figura delle geishe assumeva un ruolo cardine in società. In questo articolo approfondirò la vita tanto discussa di queste donne, spesso fraintesa.

La parola geisha è formata dai kanji 芸者, dove 芸 indica arte e 者 persona; proprio come indica il suo nome, la geisha era un’artista esperta dell’arte dell’intrattenimento e non una prostituta di lusso come viene spesso dipinta in Occidente.

Riuscire a comprendere fino in fondo questa figura è molto complesso. Essa trae origine nel Giappone più antico e prende forma nel periodo Edo (1603 – 1868), caratterizzato dal nuovo concetto filosofico dell’ukiyo, il cosiddetto “mondo fluttuante“. Tale pensiero si basava sull’idea di cogliere l’immediato godimento in una realtà sfuggente, che sia esso provocato da un fenomeno della natura, da un sentimento amoroso o dal puro distacco dai problemi quotidiani. Questa dottrina fu la base dello sviluppo dei quartieri del piacere, che si diffusero in tutto il Giappone. La società che si venne a creare in questo periodo storico fu molto variegata, tuttavia la donna veniva considerata inferiore rispetto all’uomo; la moglie diventava una banale domestica il cui compito principale era quello di concepire un figlio. La figura della cortigiana (di rango nettamente superiore rispetto ad una prostituta) nasce dunque per la soddisfazione sessuale dell’uomo. La geisha nascerà invece per soddisfare un desiderio non per forza sessuale ma anche, soprattutto, di corteggiare una donna, di poterla frequentare e forse conquistare. Sarà più che altro una persona di piacevole compagnia, esperta nelle arti tradizionali e capace di intrattenere brillanti conversazioni. Era un’artista colta e raffinata, e poter passare del tempo in sua compagnia era considerato un privilegio.

Geishe impegnate nella preparazione

Gion, il quartiere giapponese delle geishe

La preparazione per diventare geisha era dura e rigorosa, per questo le bambine iniziavano in giovanissima età. Solitamente coloro che decidevano di diventare geishe erano figlie di altrettante geishe o giovani vendute dalla famiglia per saldare i debiti. La casa in cui crescevano veniva chiamata okiya; qui apprendevano le attività domestiche e, successivamente, venivano mandate alla scuola per apprendiste geishe. Le arti insegnate erano le più svariate: la danza, suonare lo shamisen, cantare e servire correttamente il sakè.

Superato un esame di danza si accedeva al secondo livello di apprendistato, in cui imparavano la tecnica per indossare il kimono e il metodo per intrattenere i clienti. Successivamente assistevano ai banchetti dove le sorelle più grandi servivano, senza partecipare attivamente, ma indossando trucco appariscente e abbigliamento sgargiante. Il terzo livello di apprendistato era infine quello delle maiko. In questa fase, l’aspirante geisha seguiva la propria onee-san (la “sorella maggiore”) in tutti i suoi impegni, imparando la difficile arte della conversazione. La maiko a questo punto poteva scegliersi un nome d’arte per esercitare la sua attività di geisha.

Dopo un periodo massimo di cinque anni, la maiko diventava finalmente geisha, un titolo che manteneva fino al suo ritiro. La geisha poteva quindi incominciare a restituire il debito contratto con l’okiya che durante l’apprendistato copriva tutte le spese dell’allieva.

Oggi il numero di geishe è diminuito in modo drastico a causa del cambiamento della società nipponica e del prezzo da pagare per poter godere della loro compagnia; si trovano soprattutto a Kyoto, dove vengono chiamate geiko (芸子, figlia d’arte), ma ve ne sono anche nella città tradizionale di Kanazawa e a Tokyo, nel quartiere di Asakusa. Il modo più facile per incontrare una maiko o una geisha in Giappone è andare in una sala da tè dell’hanamachi, (distretto in cui le geishe vivono e lavorano) oppure recarsi a teatro per assistere a uno spettacolo; in entrambi i casi i prezzi sono estremamente elevati, ma con un po’ di fortuna è anche possibile vedere qualcuna di queste donne per le strade di Gion o Pontocho, due quartieri di Kyoto.

Sofia Raffagnato




37 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti