• Sofia Raffagnato

Il vizio delle cose pure





Autore: Simone Pangia

Editore: Giovane Holden Edizioni

Lunghezza stampa: 248 pagine


Recensione


L'autore sognava da tempo di cimentarsi nella scrittura di un romanzo, obiettivo agognato da molti scrittori o aspiranti tali. Tuttavia come qualsiasi grande cosa si voglia costruire nella vita Simone ha incontrato parecchie difficoltà. La sua indole precisa e meticolosa lo faceva soffermare sui dettagli del racconto che non arrivava mai a convincerlo completamente.

Ma torniamo a noi…

Già dal titolo si può dedurre il topos* del doppio. "Vizio" e "puro" sono due parole opposte, un ossimoro*. Il primo fa riferimento al male, a un bisogno morboso e malsano, a un capriccio o a un difetto fisicamente visibile. Il secondo incarna l'assenza di mescolanza di elementi estranei, l'esenzione dal peccato.

Ferdinand è un uomo in pensione che vive nella sua lussuosa casa affacciata sul golfo di Napoli. Luis, suo gemello, è scomparso 25 anni prima in circostanze non definite.

Il viaggio nella memoria del protagonista parte dalla villetta in collina nel basso Lazio, dove i due gemelli passavano le estati da bambini. Qui Ferdinand trova casualmente il romanzo "Il vizio delle cose pure", scritto da Luis. Il protagonista del suddetto romanzo è Diego, un ragazzino che vive di speranze, poi un adulto disilluso che decide di girare il mondo.


Una storia accattivante che intreccia due opposti con armonia e semplicità. Il vizio delle cose pure è per tutti coloro che cercano avventura, mistero e riflessione.


*Topos-->dal greco "luogo", indica un luogo comune, utilizzato di frequente.

*Ossimoro-->L'accostamento di due parole dal significato opposto (es. luce buia).


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